28 maggio 2026
L’azienda delle macchine per lavorare il legno e il vetro punta su laboratori avanzati, Internet delle cose e impianti chiavi in mano. Il ceo Selci: «Innovazione e digitale, per reagire alla pressione cinese e all’incertezza globale». Ricavi a quota 662 milioni.
Negli ultimi mesi il settore manifatturiero italiano ha mostrato segnali contrastanti: da un lato la tenuta dell’export e degli investimenti in automazione, dall’altro il rallentamento della domanda interna e l’aumento dei costi energetici continuano a comprimere i margini delle imprese.
In questo scenario instabile molte aziende stanno ripensando strategie produttive e modelli organizzativi, puntando su digitalizzazione, efficienza operativa e diversificazione dei mercati per mantenere competitività.
Un caso emblematico di questa evoluzione è Biesse, multinazionale tascabile italiana e quotata. Fondata a Pesaro nel 1969, attiva nel settore delle macchine industriali per la lavorazione di legno, vetro e materiali plastici e compositi, sta attraversando una trasformazione profonda, accelerata da tre fattori principali: la crescente competizione cinese, l’instabilità geopolitica globale e la transizione tecnologica, in un settore che sta passando rapidamente da un modello industriale tradizionale a uno altamente competitivo e globalizzato.
Globalizzazione
Il cambiamento più evidente arriva dalla Cina, che negli ultimi mesi ha aumentato in modo significativo la propria presenza nei mercati globali. «Non si tratta più di un attore emergente, ma di un concorrente strutturato — spiega Roberto Selci, presidente e amministratore delegato del gruppo — che opera su scala mondiale con strategie aggressive di prezzo e una capacità produttiva crescente. Oggi la Cina non compete più soltanto sui volumi, ma anche sulla tecnologia, pur mantenendo un forte vantaggio sui costi. Si inserisce con forza nei segmenti ad alto volume, mentre i player europei, come noi, si trovano a dover difendere margini sempre più compressi». Tutto considerato, si può dire che il contesto in cui Biesse ha operato nel 2025 è complesso. L’azienda ha chiuso l’esercizio con una flessione dei ricavi a circa 662 milioni di euro, in calo di oltre il 12% rispetto all’anno precedente. Il risultato netto è stato negativo per circa 19,6 milioni di euro, contro un utile di 3,8 milioni del 2024
Numeri
Anche la marginalità ha sofferto: l’Ebitda si è ridotto a circa 38,6 milioni di euro, con un’incidenza sui ricavi scesa sotto il 6%. Malgrado il peggioramento della redditività, però, la struttura finanziaria resta solida: la posizione finanziaria netta è in miglioramento e il portafoglio ordini continua a fornire una base di visibilità industriale.
Il 2025 conferma quindi un elemento chiave: non si tratta di una crisi di liquidità, ma di una fase ciclica e strutturale di pressione competitiva che sta avendo riflessi anche nel primo trimestre del 2026, che tuttavia registra un portafoglio in crescita del 2,3% rispetto alla fine del 2025.
Tra dazi e sanzioni
Un ulteriore elemento critico è la distribuzione, in un sistema, come quello di Biesse, in cui l’export vale circa l’85% del fatturato, tra America, Asia ed Europa (che pesa per il 51%): «A complicare il quadro contribuiscono le tensioni geopolitiche — spiega Selci —. I dazi statunitensi hanno generato in alcuni periodi blocchi della domanda non per mancanza di mercato, ma per incertezza regolatoria. Analogamente, le sanzioni alla Russia hanno ridisegnato completamente la geografia commerciale, lasciando spazio ai competitor cinesi in diverse aree strategiche. Il risultato è un sistema globale meno prevedibile, in cui le decisioni industriali devono essere più flessibili e distribuite su più aree produttive».
Grandi fornitori
Biesse opera con una supply chain internazionale che include grandi fornitori come Bosch e Abb, oltre a una rete di subfornitori italiani altamente specializzati. La produzione è distribuita tra Italia (Marche, Lombardia e Piemonte) e nuove aree in sviluppo come India e Thailandia, con una crescente localizzazione delle filiere asiatiche.
Come fare per invertire la tendenza?
«La risposta competitiva non può più essere solo industriale, ma deve diventare tecnologica e digitale — precisa il ceo —. Cinque direzioni sono centrali, come emerge dal nostro piano triennale: una piattaforma industriale multimateriale, lo sviluppo di macchine più flessibili, l’integrazione di sistemi digitali e Internet delle cose per la gestione remota, l’evoluzione del customer care come componente centrale del valore e il potenziamento della rete commerciale globale». Un altro elemento della strategia è lo sviluppo dei Biesse Material Hub e showroom avanzati, pensati per trasformare la relazione con il cliente. «Questi spazi non sono semplici esposizioni — dice Selci — ma veri ambienti dimostrativi dove il cliente può testare soluzioni integrate su più materiali (legno, vetro, marmo), con un approccio sempre più orientato alla progettazione di impianti chiavi in mano. È un cambio culturale profondo: dal B2B tradizionale alla costruzione di un ecosistema esperienziale e digitale».
